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IL CONCETTO DI EDUCAZIONE AMBIENTALE L’evoluzione del concetto di educazione ambientale dagli anni ’70 ad oggi è strettamente connessa alla necessità di conciliare sviluppo ed uso delle risorse con la difesa dell’ambiente. L’educazione ambientale diviene, pertanto, il contesto in cui: · organizzare processi educativi su base scientifica; · sviluppare interventi per diffondere il concetto di sostenibilità dello sviluppo; · riformulare nuove ipotesi sul rapporto uomo – ambiente nei vari contesti socio – culturali e territoriali; Il concetto di ambiente acquisisce, di conseguenza, le connotazioni di sistema globale in cui gli interventi proponibili, specie in ambito scolastico, non possono che essere trasversali e multidisciplinare. In ordine a tale premessa, e come naturale conseguenza, si possono ribadire i principi fondamentali dell’educazione ambientale come sanciti dalle conferenze internazionali che si sono diffusamente occupate del tema (Belgrado 1975; Mosca 1977, Salonicco, 1997) e, ovviamente, le più recenti formulazioni di Rio de Janeiro (conferenza ONU sull’ambiente) e Kioto: - destinatari dell’educazione ambientali sono i cittadini di tutte le nazioni che, con la loro azione, intervengono, sia pure in misura notevolmente differenziata, sull’ambiente; - fondamento etico dell’e.a. è il rispetto per la vita di tutte le forme viventi; - il riequilibrio del rapporto uomo – ambiente deve avvenire nella consapevolezza del limite delle risorse planetarie; - la coscienza ambientale nasce e si forma nell’ambito dell’attività didattica, che deve essere riorganizzata su base multi – inter –disciplinare; - la coscienza ambientale collettiva si consolida attraverso un’azione ampia e programmata delle attività mirate alla sensibilizzazione. Le azioni da promuovere Nell’immediato si basano sulla necessità di: · organizzare un complesso di attività didattiche e informative sullo sviluppo sostenibile; · incentivare la partecipazione dei giovani; · sviluppare la formazione. Gli interventi necessari per favorire la diffusione del concetto di sviluppo sostenibile inducono a: - considerare l’e. a. strumento necessario per dare a tutti la possibilità di essere protagonisti della propria esistenza, apprendendo per tutto l’arco della vita (educazione permanente) ed esercitando le facoltà di scelta responsabile in ordine al problema ambiente; - integrare le discipline in maniera dinamica dimostrando la possibilità di conciliare i temi e i problemi dello sviluppo e della qualità della vita con il limite delle risorse disponibile; - coordinare le iniziative favorendo la sinergia e la collaborazione tra soggetti diversi (scuole, organizzazioni consumatori, università, associazioni non governative, mezzi di informazione). Per quanto riguarda l’ITALIA è obbligatorio il richiamo alla “Carta dei principi di Fiuggi” (1997), approvata in conclusione del seminario nazionale “A scuola di ambiente”, il cui fondamento è costituito dal concetto di cittadinanza attiva e dalla proposta di rafforzare, con idonee iniziative, la complessità delle relazioni tra natura e uomo. La suddetta “Carta dei Principi” propone, inoltre, che l’educazione ambientale deve divenire componente organica di tutte le politiche pubbliche, deve orientare l’intervento delle istituzioni ed avere un ruolo specifico nel dispiegarsi delle politiche ambientali del governo. La Carta di Fiuggi conferma, quindi, la trasversalità e la multidisciplinarità della formazione ambientalista: non è sufficiente, pertanto, la semplice consultazione degli organismi istituzionali di base in merito alle grandi scelte della politica ambientale, anche quando si tratti di dare corso a interventi sistematici di grande impatto ambientale (depuratori, discariche, depositi scorie,ecc.) ma è necessaria una programmazione preventiva in ossequio al principio che non si può pretendere un’educazione ambientale consapevole se poi i destinatari delle scelte governative restano esclusi dalle indagini preparatorie alle scelte. Per quanto attiene ai principi sanciti in ambito internazionale come già detto, si ricordano: Dichiarazione ONU sull’ambiente umano (Stoccolma 1972) con cui la comunità internazionale prende coscienza dei problemi dell’ambiente; Carta di Belgrado (Belgrado 1975) con cui si promuove uno schema ambientale internazionale per l’e.a. Conferenza di Mosca (Mosca 1987) su problemi dell’ambiente e ruolo umano; Conferenza ONU (Rio de Janeiro 1992) - Agenda 21 – sull’educazione ambientale; Dichiarazione di Salonicco (1997)– Conferenza internazionale su ambiente e società; Decisione C.E. 2179 DEL 1998 – DEL Parlamento europeo su sviluppo durevole e sostenibile;Risoluzione del Parlamento europeo sull’educazione ambientale; Convenzione di Aarhus – ratificata dall’Italia con legge 16.3.2001,n. 108, sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale;Conferenza internazionale di Johannesburg (2002) per lo sviluppo sostenibile. Per quanto attiene alla CALABRIA, in effetti, al di là di numerose iniziative di enti, associazioni e, in maniera poco coordinata, delle stesse Istituzioni scolastiche, non si ravvisano eclatanti iniziative istituzionali nel campo della difesa dell’ambiente e dell’e.a. Soltanto di recente (2003) l’iniziativa del CEDAM ha sviluppato una concreta iniziativa, fondata su una serie di incontri tesi a modernizzare il concetto di educazione ambientale e diffondere il concetto di sviluppo sostenibile. La situazione calabrese, tuttavia, almeno sul piano normativo evidenzia una cospicua attività soprattutto in relazione ai Parchi esistenti (Aspromonte, Pollino, Serre) ma è altrettanto evidente che sono scarse le risorse destinate propriamente all’educazione ambientale. Regione, Province e Comuni, anche con gli enti di diretta emanazione (Pro Loco, ARSSA, APT, AFOR, ecc.) non hanno finora inciso, anche per la sporadicità e lo scarso coordinamento delle iniziative, in maniera determinante per accrescere l’educazione ambientale, specie quella dei giovani. S’impone, pertanto, un impegno immediato e diretto, organizzato su basi scientifiche, che investa ed interessi ragazzi, giovani e adulti sulla base di un percorso che preveda: a) – Monitoraggio sistematico delle attività dei tre livelli di scuola in materia di educazione ambientale. b) – Costituzione di un osservatorio, sui percorsi di educazione ambientale e sviluppo sostenibile, che veda impegnati, su una dimensione regionale, i vari livelli di scuola, la Regione (Assessorato all’Ambiente), l’Ufficio Scolastico Regionale, le Associazioni ambientaliste, l’IRRE Calabria. c) – Organizzazione condivisa di attività sistematiche, sulla base di appropriati indicatori di qualità, per ciascun livello di scuola fondata su: - stato del paesaggio calabrese – individuazione delle cause e delle finalità dell’intervento umano sul territorio – lo sviluppo sostenibile: l’impatto ambientale – l’impatto edilizio – le coste calabresi – le aree interne – le aree montane – d) - I problemi: gli incendi – gli ecomostri – la viabilità - ; e) - Il mito del benessere e il turismo; f) – Ricerca – azione sullo sviluppo sostenibile in ragione delle peculiarità territoriali; g) – educazione ambientale e città; h) – Progettazione didattica:seminari di formazione docenti – informazione – il ruolo della famiglia nell’educazione ambientale; i) – monitoraggio e valutazione dei risultati
Strumenti operativi del percorso a) – Comitato Tecnico scientifico – 1 presenza per ciascun soggetto partecipante b) – Osservatorio delle attività didattiche – 1 presenza per ciascun soggetto coinvolto – (E’ fondamentale la costituzione in reti provinciali degli istituti scolastici coinvolti); c) – Seminari formativi- almeno uno per provincia con la partecipazione di docenti di scienze/lettere delle scuole impegnate. (Il CTS provvederà ad individuare i soggetti formatori di alto livello culturale, professionale, scientifico); d) – Individuazione e costituzione nuclei di valutazione dei risultati conseguiti; e) – Pubblicazione della documentazione.
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